La Piramide Alimentare: il consumo e lo spreco dell'acqua
La piramide alimentare consente di comunicare in modo sintetico ed efficace i principi della corretta alimentazione, al fine di educare la popolazione verso comportamenti alimentari più equilibrati e fondati sul modello della dieta mediterranea. Il Barilla Center for Food & Nutrition ha proposto la piramide alimentare in una doppia versione, posizionando i cibi non solo seguendo quanto da tempo la scienza nutrizionale suggerisce per la salute, ma anche rispetto al loro impatto sull’ambiente.
Alla base della piramide si trovano gli alimenti di origine vegetale (caratteristici della dieta mediterranea), ricchi in termini di nutrienti (vitamine, sali minerali, acqua) e di composti protettivi (fibre e composti bioattivi di origine vegetale) e con ridotta densità energetica. Salendo progressivamente si trovano gli alimenti a crescente densità energetica (molto presenti nella dieta nordamericana) che andrebbero consumati con una frequenza minore.
Anche nella piramide ambientale dell’acqua, così come per quella ricavata utilizzando l’impronta ecologica, la carne rossa è l’alimento a maggior impatto idrico, mentre la verdura, le patate e la frutta sono caratterizzati da effetti decisamente minori.

È opinione comune che oggi sia necessario un drastico miglioramento dell’utilizzo dell’acqua, soprattutto in agricoltura, limitando gli sprechi.
Si può quindi partire dall’alimentazione, tenendo conto che un individuo utilizza in media dai due ai cinque litri d’acqua al giorno per bere, mentre il consumo d’acqua virtuale giornaliero per alimentarsi varia da circa 1500-2600 litri nel caso di una dieta vegetariana a circa 4000-5400 litri in caso di una ricca di carne 12.
Latte e carni presentano infatti un contenuto di acqua virtuale maggiore rispetto a prodotti coltivati, come frutta e verdura, per via del notevole consumo di prodotti agricoli utilizzati per nutrire gli animali da allevamento in vista della trasformazione in risorse alimentari, rendendo quindi in tal modo meno “sostenibile” un menu caratterizzato dall’elevata presenza di prodotti di allevamento.

Da questi esempi risulta evidente che l’evoluzione delle abitudini alimentari degli individui può avere un impatto molto rilevante sulla disponibilità delle risorse idriche.
Basti pensare che, se tutti gli abitanti del Pianeta adottassero il regime alimentare medio dei Paesi occidentali, caratterizzato da un elevato consumo di carne, sarebbe necessario un incremento del 75% dell’acqua utilizzata attualmente per produrre cibo13.
Lo spreco di cibo
Lo spreco alimentare è diventato in questi ultimi anni un tema di grande interesse per le molteplici implicazioni non più solo di carattere etico, ma anche economico e ambientale.
Tradizionalmente si è condannato lo spreco di cibo secondo una logica valoriale, in relazione soprattutto alla disomogenea distribuzione degli alimenti a livello mondiale.
Lo spreco alimentare si può verificare in diversi momenti. Già al momento del raccolto buona parte della produzione agricola resta sul campo (quando il prodotto è fuori pezzatura o quando il costo della raccolta è superiore al prezzo liquidato agli agricoltori). Durante la lavorazione industriale e la distribuzione i rigidi standard qualitativi generano scarti, ma anche il consumatore, soprattutto nei Paesi a più alto reddito, è responsabile di gravi sprechi (cattiva conservazione dei cibi, scorte eccessive, sovra-consumi che originano rifiuti). È quindi facile comprendere le molteplici implicazioni economiche, ambientali e sociali del tema.
Oggi il tema può essere affrontato anche valutando le ricadute sull’ambiente. Ogni tonnellata di rifiuti alimentari ne genera 4,2 di CO2 equivalenti. In Gran Bretagna si gettano ogni anno 6,7 milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente consumabile (WRAP) per un costo annuale di 10 miliardi di sterline. In Svezia in media ogni famiglia getta via il 25% del cibo acquistato. Secondo uno studio americano della Plos One, dal 1974 lo spreco alimentare è aumentato del 50%: ogni giorno nel mondo occidentale si sprecano 1400 calorie a persona per un totale di 150 trilioni di calorie all’anno.

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